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Transizione energetica: cosa ci attende?

Pubblicato il 6 gennaio 2025

Wood Mackenzie
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Principali insegnamenti

Il 2024 ha visto diversi importanti sviluppi nelle politiche e nei mercati, che hanno plasmato le aspettative sulla transizione energetica per il 2025. È quindi necessario valutare le implicazioni per le materie prime strategiche, oltre che per gli obiettivi generali di sicurezza energetica e climatica associati alla transizione.

Partendo dalle politiche, occorre esaminare 4 aree fondamentali.

1. Cambiamenti di leadership

Nel 2024 il 60% dei cittadini dell'economia globale è stato chiamato a pronunciarsi sui propri leader in un'ondata di partecipazione democratica quasi senza precedenti. In molti casi, i leader in carica hanno dovuto affrontare l'ira degli elettori insoddisfatti delle condizioni micro e macroeconomiche. I partiti al potere sono stati spodestati o riconfermati con mandati più deboli. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca rappresenterà il trasferimento di potere più seguito, ma i rischi normativi non mancano, con i nuovi leader che tentano di conciliare gli obiettivi di sostenibilità, sicurezza e accessibilità economica al centro della politica energetica.

2. Nazionalismo economico

Nel 2024, le politiche basate su protezionismo, reshoring o friendshoring hanno fatto notizia. La politica sta tracciando un chiaro percorso verso un futuro più verde con importanti iniziative, tra cui l'Inflation Reduction Act degli Stati Uniti e il REPowerEU dell'Europa, che offrono generosi incentivi per promuovere le tecnologie a basse emissioni di carbonio. Giappone, Corea del Sud, Cina, Canada e India stanno seguendo l'esempio. Nei mercati statunitensi ed europei, i dazi imposti contro le soluzioni cinesi legate alla transizione energetica, dai veicoli elettrici ai pannelli solari, allo scopo di contrastare quelle che sono state considerate pratiche commerciali sleali da parte del Paese, saranno un elemento determinante nella scelta dei consumatori e negli acquisti delle aziende a basse emissioni di carbonio nel 2025. Attualmente non esistono catene di fornitura in grado di eguagliare l'offerta cinese in termini di prezzo e qualità, dato il dominio consolidato dei moduli fotovoltaici a basse emissioni di carbonio (cfr. in basso), nonché della catena del valore dell'eolico e delle batterie. Questo significa che la transizione energetica sarà più costosa e di qualità inferiore.

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Fonte: Wood Mackenzie, dicembre 2024. L'etichetta rappresenta il mercato di riferimento.

3. Il multipolarismo del mondo

Il 2024 ha fornito diversi esempi di un sistema internazionale sempre più frammentato. Nuove leadership con opinioni diverse sul multilateralismo e l'egemonia degli Stati Uniti nelle relazioni internazionali, risultati di politiche economiche nazionaliste e incentrate sugli affari interni e l'alleanza strategica sempre più stretta tra grandi mercati emergenti rafforzano l'immagine di un mondo governato da molteplici poli di potere. Deciso, risoluto e potente, nel 2024 l'ampio allineamento di Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Iran ed Emirati Arabi Uniti (noto come BRICS+) è cresciuto in numero e influenza, con l'invito ad aderire che potrebbe essere stato esteso ad altri 13 paesi. Tale gruppo costituisce ora un potente contrappeso alle alleanze diplomatiche e militari occidentali che cercano di rispondere a e/o risolvere le principali tensioni, tra cui l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, la caduta di Assad in Siria e le continue azioni militari di Israele contro i paesi vicini.

4. Azione per il clima

Infine, vale la pena notare che nel 2024 si è assistito a un netto cambiamento nella narrativa politica sull'azione per il clima. Il risultato modesto della COP29, tenutasi a Baku a novembre, è indicativo di una prassi che si concentra sull'attuazione degli impegni assunti nel 2021-2023 in materia di finanza climatica e mitigazione dei gas a effetto serra. Baku ha comunque prodotto un risultato procedurale in merito all'articolo 6 dell'Accordo di Parigi; questo dovrebbe rappresentare uno stimolo per i mercati volontari del carbonio e altri quadri transazionali ai fini dello sviluppo e del perseguimento della prossima generazione di contributi definiti a livello nazionale rispetto all'Accordo di Parigi, prevista per il 2025. Ciononostante, all’inizio dell’anno l'azione per il clima e il relativo attivismo da parte di organizzazioni governative e non governative appaiono piuttosto deboli, mentre le questioni legate all'accessibilità dei prezzi e alla sicurezza energetica sono di primaria importanza.

Inoltre, il 2024 ci permette di formulare due considerazioni fondamentali sul mercato.

1. Espansione macroeconomica ed equilibri di mercato

Nel 2024 l'economia globale è cresciuta in linea con il trend, trainata in gran parte dalla solida attività economica degli Stati Uniti, dal perdurare dei buoni risultati di alcune economie sviluppate (Giappone) ed emergenti (India) e dagli stimoli del governo centrale cinese. Le implicazioni di una tale crescita delle attività variano a livello di sottosettore o di segmento di mercato. Nel complesso, stiamo consumando più energia di quanto ipotizzato nelle previsioni precedenti, con emissioni di fatto superiori a quelle del passato.

Per quanto riguarda le materie prime strategiche, è interessante notare la grande attenzione della Cina verso la new economy e le catene di fornitura a basse emissioni di carbonio. Di conseguenza, le materie prime su cui fanno affidamento hanno continuato ad espandersi. In alcuni casi, l'offerta sta superando la domanda, con conseguenti scompensi nel mercato; il 2024 ha visto un aumento dell’eccesso di offerta di nichel, cobalto e litio. I mercati sembrano aver scontato i rischi derivanti da nuovi leader politici e nazionalismo economico, ipotizzando una transizione energetica lenta e a più lungo termine, vista la flessione degli equilibri tra domanda e offerta nel breve periodo, a causa dei segnali relativi a prezzi e politiche.

2. Elettrificazione

Un mercato importante per la crescita del 2024, che probabilmente manterrà tale slancio nel 2025, è quello dell'energia. Associata alla transizione energetica, ma anche all'ascesa dell'intelligenza artificiale (IA), la domanda di energia elettrica dovrebbe balzare a 36 PWh entro il 2030 nello scenario di base, con un aumento del 22% rispetto al 2024. La maggior parte di essa proviene da fonti a bassa emissione di carbonio, come l'eolico e il solare. Con costi competitivi in alcuni luoghi e sostegno politico in altri, gli investimenti nel settore energetico sono in gran parte verdi. Ciononostante, il 2024 ha visto il notevole ritorno dell'energia nucleare negli Stati Uniti, con il destino di alcuni grandi reattori legato ai centri dati e alle piccole soluzioni nucleari modulari promesse per l'intelligenza artificiale e altre applicazioni industriali. In linea con le esigenze di riduzione delle emissioni di carbonio del settore pubblico e privato, la domanda di energia nucleare è in aumento, con un conseguente incremento delle catene del valore dell'uranio e degli attori che vi operano.

Gli obiettivi dell'Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento a non più di 1,5°C o addirittura a 2°C sono ancora lontani. L'analisi di Wood Mackenzie rivela che, secondo il nostro scenario di base, dovremmo raggiungere i 2,5°C. Questo supporta diversi indici di WisdomTree (tra cui WisdomTree Battery Solutions Index, WisdomTree Energy Transition Metals Commodity Index, WisdomTree Battery Metals Commodity Index, WisdomTree Energy Transition and Rare Earths Miners Index, WisdomTree Renewable Energy Index).

Perché i progressi sono così scarsi? La guerra in Ucraina è un fattore importante, che ha sconvolto i mercati delle materie prime e minacciato la sicurezza energetica. Le tensioni in Medio Oriente hanno alimentato i timori per la sicurezza energetica. L'economia globale si basa ancora sui combustibili fossili, con petrolio, gas e carbone che soddisfano tutt’oggi l'80% del nostro fabbisogno energetico. Mentre l'energia a basse emissioni di carbonio sta proliferando (l'offerta supera di un terzo quella del 2015), la domanda è cresciuta ancora più rapidamente. Di conseguenza, le emissioni globali continuano ad aumentare e potrebbero non scendere sotto i livelli del 2023 per altri cinque anni.

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