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I catalizzatori del 2026 che gli investitori europei nel settore della difesa non possono trascurare

Pubblicato il 9 febbraio 2026

Aneeka Gupta
Aneeka Gupta

Director, Macroeconomic Research, WisdomTree Europe

@AneekaGuptaWT

Principali insegnamenti

Nel 2025 i titoli europei del settore della difesa hanno subito un cambiamento significativo. Gli ordini arretrati e gli impegni di bilancio hanno continuato ad aumentare, ma il mercato è diventato più selettivo. La performance non è stata lineare. Nel corso dell'anno, i titoli in questione hanno subito flessioni periodiche, con i mercati che hanno accarezzato l'idea di un cessate il fuoco, in particolare durante l'estate e prima del vertice in Alaska. Quando tali aspettative non si sono tradotte in una svolta duratura sul campo, il settore ha ritrovato sostegno. Una successiva ondata di speranze di cessate il fuoco ha creato un'altra pausa temporanea, rivelatasi ancora una volta fugace rispetto al percorso di riarmo a lungo termine dell'Europa.

Riepilogo del 2025: dalla narrativa del riarmo alla realtà dei fatti

Stepping back, three features defined European defence in 2025:

  • il contesto geopolitico è diventato persistente, non determinato dagli eventi. Anche quando i titoli di giornale accennavano ai progressi, gli investitori continuavano a considerare la domanda di difesa come strutturalmente politica. La posizione dell'Europa in materia di sicurezza è stata ridefinita su più fronti e il programma di riarmo è ora integrato in piani pluriennali piuttosto che dipendente da un singolo evento;
  • la strozzatura si è spostata sulla capacità. Munizioni, difesa aerea, droni, guerra elettronica, ricambi e manutenzione hanno in comune un unico problema: la domanda può aumentare più rapidamente della produzione industriale. Col passare del 2025, il mercato si è interessato meno a chi potesse trarne teoricamente vantaggio e più a chi fosse in grado di espandere le linee di produzione, accaparrarsi i componenti e spedire i prodotti previsti dai contratti;
  • la leadership si è ridotta ai principali campioni. I rendimenti si sono concentrati sempre più nelle principali aziende leader e nei fornitori di grandi dimensioni. Le società più piccole e specializzate hanno avuto maggiori difficoltà a mantenere l'attenzione degli investitori, a meno che non fossero in grado di mostrare leva operativa e una chiara visibilità sugli ordini.

Fattori trainanti della performance della difesa europea nel 2025

Per quantificare tale concentrazione, è utile esaminare il WisdomTree Europe Defence UCITS ETF (ticker: WDEF), che si concentra sulle società europee che traggono una quota significativa dei propri ricavi dal settore della difesa.

Figura 1: Principali 10 contributi al WisdomTree Europe Defence UCITS ETF

Name

Avg wgt

CTR

Rheinmetall AG

14.03%

21.00%

Leonardo SpA

11.47%

12.73%

Saab AB Class B

8.08%

9.14%

Thales SA

11.13%

6.81%

BAE Systems plc

11.68%

5.94%

Rolls-Royce Holdings plc

7.49%

5.92%

Safran SA

7.23%

3.38%

RENK Group AG

1.88%

2.97%

Airbus SE

7.20%

2.74%

HENSOLDT AG

2.78%

2.50%

Top 10 Total

82.90%

73.10%

Strategy Total

100%

80.14%

Fonte: FactSet, WisdomTree, al 31 dicembre 2025. N.B.: CTR indica il contributo ai rendimenti. Non è possibile investire direttamente in un indice. La performance storica non è indicativa di quella futura e qualsiasi investimento può diminuire di valore.

Nel 2025, la performance è stata trainata prevalentemente dai grandi appaltatori e fornitori di munizioni. Rheinmetall AG ha apportato il contributo maggiore, grazie alla domanda sostenuta di munizioni, veicoli blindati e sistemi di artiglieria, con i paesi europei impegnati a ricostituire le proprie scorte. Anche Leonardo SpA e Saab AB hanno registrato un forte aumento, per via del livello di ordini relativi a elicotteri, aerei da combattimento e sistemi missilistici. Thales e BAE Systems hanno contribuito in modo significativo, grazie alla spesa per comando e controllo, radar, comunicazioni e programmi navali. Rolls-Royce e Safran, con la loro esposizione ai motori militari e ai sistemi aerospaziali, hanno ulteriormente incrementato i rendimenti. Infine, a completare l'elenco ci sono RENK Group, Airbus e HENSOLDT. Insieme, i primi dieci nomi in termini di contributo hanno rappresentato circa l'83% della ponderazione media del portafoglio e generato oltre il 70% del rendimento totale della strategia per l'anno.

Catalizzatori per il 2026: cosa potrebbe influenzare il settore in futuro

Il 2026 non sarà semplicemente una ripetizione di quanto già visto. Diversi catalizzatori possono influenzare il modo in cui gli investitori valutano il rischio, la durata e i vincitori relativi.

Le iniziative di pace si arenano nuovamente: si rafforza lo scenario secondo cui le spese saranno più elevate più a lungo

Nel breve termine, uno dei principali catalizzatori è la continua rivalutazione, da parte del mercato, della possibilità che la guerra in Ucraina stia volgendo al termine. I recenti commenti hanno evidenziato lo stallo o il fallimento delle iniziative di pace, spingendo nuovamente gli investitori a ritenere che l'aumento dei bilanci e il reintegro delle scorte siano fenomeni pluriennali piuttosto che transitori.

Groenlandia e Artico: un nuovo obiettivo strategico che rafforza la spinta alla sovranità dell'Europa

"Groenlandia" non è solo un titolo politico. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che si asterrà dall'imporre dazi sui beni provenienti dalle nazioni europee che si oppongono al suo tentativo di acquisire il Territorio, a seguito del raggiungimento di un “quadro di accordo futuro”1. Sebbene la crisi della Groenlandia possa per il momento essere disinnescata, il presidente, noto per il suo carattere volubile, potrebbe accendere nuove tensioni in futuro.

La situazione in Groenlandia e nell'Artico evidenzia la necessità di investimenti incrementali in diversi settori, come intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR), difesa aerea e missilistica, capacità navale, comunicazioni sicure e attrezzature in grado di operare in condizioni ambientali difficili. Più in generale, i recenti eventi geopolitici e le politiche dell'amministrazione statunitense rafforzano la necessità dell'Europa di assumersi maggiori responsabilità per la propria sovranità e ridurre la dipendenza in materia di sicurezza. In tale contesto, uno scenario di base credibile vede l'Europa continuare a muoversi verso una spesa per la difesa che si avvicini al 3% del PIL entro il 2030, con bilanci più elevati che si tradurranno in un aumento degli ordini e, nel tempo, in un miglioramento delle aspettative relative agli utili.

Il giro di vite di Trump sul rendimento del capitale: un nuovo vantaggio relativo per l'Europa

Questo catalizzatore può favorire la performance relativa, e non solo la domanda assoluta. Trump è andato oltre la retorica e ha annunciato misure per bloccare i dividendi e i riacquisti per gli appaltatori della difesa statunitensi fino a quando la produzione di armi non accelererà, attaccando anche le retribuzioni “esorbitanti” degli AD e richiedendo investimenti in nuovi impianti. Per le principali società statunitensi, questo produrrà un contesto più ostile in termini di governance e rendimento del capitale, con potenziali pressioni sulla visibilità del free cash flow, sui rapporti di distribuzione e sui multipli di valutazione. Per l'Europa, le ripercussioni sono secondarie ma significative: gli appaltatori europei mantengono generalmente una maggiore flessibilità nell'allocazione del capitale e il tono politico in materia di riarmo e autonomia strategica è più costruttivo.

IPO e quotazioni: il debutto di CSG dimostra quanto sia forte l'interesse per il settore della difesa

Se il 2025 è stato caratterizzato da una rivalutazione della difesa come tema strutturale, l'inizio del 2026 sta dimostrando la rapidità con cui i mercati dei capitali possono rafforzarlo. L'esempio più eclatante è stato quello del Czechoslovak Group (CSG), produttore di veicoli blindati e munizioni con sede a Praga, quotato ad Amsterdam con un prezzo di emissione di 25 euro e una capitalizzazione di mercato implicita di 25 miliardi di euro2. All'esordio, le azioni hanno registrato un'impennata, scambiando ben al di sopra del prezzo di offerta, segno sia della scarsità di titoli azionari “pure-play” nel settore della difesa, sia dell'urgenza che gli investitori attribuiscono al ciclo di riarmo europeo2.

Altrettanto importante è stata la profondità della domanda. Stando ai rapporti, gli ordini hanno superato i 60 miliardi di dollari, ovvero circa 14 volte il valore dell'operazione, con una quota significativa di investitori che non ha ricevuto alcuna allocazione, nonostante la partecipazione di importanti investitori primari (cornerstone)3. Si tratta di un dato significativo per l'intero settore, poiché indica che le IPO rappresentano di fatto un meccanismo di finanziamento per la fase industriale di questo ciclo: capacità di finanziamento, scorte, attrezzature, fusioni e acquisizioni e capitale circolante per soddisfare portafogli ordini pluriennali. In termini pratici, un maggior numero di quotazioni dovrebbe ampliare le opportunità oltre i settori primari fino al livello ausiliario (munizioni, droni, sensori, comunicazioni sicure, componenti).

Conversione industriale: il vantaggio nascosto dell'Europa per il potenziamento della produzione

Una delle leve più sottovalutate per l'Europa è la conversione industriale, che utilizza la base manifatturiera civile del continente per espandere la capacità di difesa più rapidamente di quanto possano fare da sole le aziende primarie. Il passaggio di Renault alla produzione di droni per l'Ucraina è un chiaro segnale di questa transizione4. Il punto più importante è che la forza dell'Europa risiede nella profondità industriale: ingegneria automobilistica e assemblaggio di grandi volumi, lavorazione di precisione e macchine utensili, materiali avanzati, robotica e automazione, nonché discipline di controllo della qualità che si prestano bene alla produzione nel settore della difesa.

La tendenza alla conversione è visibile in diverse forme:

  • le catene di approvvigionamento dell'elettronica civile e delle telecomunicazioni si stanno orientando verso comunicazioni e sensori sicuri;
  • i fornitori del settore aerospaziale e automobilistico stanno passando a componenti per la propulsione, cablaggi, attuatori e compositi;
  • le industrie pesanti e i produttori specializzati stanno aumentando la produzione di armature, fusioni e forgiati;
  • le capacità in ambito chimico e dei materiali vengono convogliate verso le strozzature del settore energetico e di quello dei propellenti.

Se questo processo accelera, i vincoli vedranno un allentamento più rapido rispetto a quello che si otterrebbe affidandosi esclusivamente all'espansione greenfield da parte dei principali operatori, e la narrativa politica secondo cui il riarmo può essere realizzato a livello nazionale, che influenza sempre più il flusso dei contratti, ne uscirà rafforzata.

Conclusione

Il settore della difesa europeo sta maturando. La domanda non è più se i bilanci aumenteranno, ma piuttosto se l'industria sarà in grado di tradurre efficacemente le intenzioni politiche in capacità concrete. Il modello del 2025, con battute d’arresto determinate dal cessate il fuoco seguite da una ripresa degli acquisti subito dopo, ha rafforzato l'idea secondo cui il segnale della domanda è di natura strutturale e politica, piuttosto che di breve termine. Nel 2026, catalizzatori come il rischio legato all'Artico, una pipeline di IPO più ampia e la pressione degli Stati Uniti sui rendimenti del capitale degli appaltatori dovrebbero mantenere l'attenzione sui campioni europei di grandi dimensioni, ampliando al contempo le opportunità per gli enabler e le industrie adiacenti. Per gli investitori, la prossima fase riguarda le garanzie di esecuzione: aumento della capacità, resilienza della catena di approvvigionamento e nomi in grado di tradurre il portafoglio ordini in flusso di cassa, mentre l'Europa punta a una difesa più sovrana.

1 Bloomberg, al 22 gennaio 2026.
2 Euronext, al 23 gennaio 2026.
3 The Edge Singapore, al 23 gennaio 2026.
4 Financial Times, al 20 gennaio 2026.

Informazioni sull’autore

Aneeka Gupta
Aneeka Gupta

Director, Macroeconomic Research, WisdomTree Europe

@AneekaGuptaWT

Aneeka Gupta è uno dei Director del team di ricerca europeo di WisdomTree e si occupa di azioni e materie prime. Con 20 anni di carriera alle spalle, ha maturato esperienza in diverse asset class e fornisce regolarmente osservazioni sul settore ai media finanziari. Nel suo attuale ruolo, è responsabile della realizzazione di analisi per tutte le pubblicazioni interne su azioni, materie prime e macro, fornendo inoltre assistenza al team commerciale in caso di domande dei clienti su prodotti e mercati. Aneeka ha conseguito un master in Matematica presso la Oxford University e una laurea in Matematica presso la University of Delhi, in India. Possiede inoltre la certificazione CFA.

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