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Le commodity della transizione energetica: la resilienza dei prezzi nei confronti del rallentamento economico

Pubblicato il 3 maggio 2022

Wood Mackenzie
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L'effetto combinato della spinta inflazionistica, i conseguenti aumenti dei tassi di interesse, la guerra in Ucraina e le perturbazioni dei flussi commerciali inducono a ipotizzare un rallentamento economico. Cosa comporterebbe un arretramento della domanda per il settore minerario e quello metallurgico, in cui l'offerta ha retto a stento il passo della domanda, alimentata da un rimbalzo post-pandemia e dalla nuova domanda di metalli e materie prime estratte associata alle esigenze della transizione energetica?

Una domanda incontrollata e i condizionamenti della catena di approvvigionamento implicano prezzi delle commodity molto al di sopra dei livelli di incentivo o di costo marginale nell'industria metallurgica e mineraria. Una crescita inferiore o negativa della domanda, in linea con una recessione, ridurrebbe l'esigenza di investimenti nell'offerta futura; nel contempo, il calo dei prezzi e dei margini può intralciare ulteriormente la capacità delle aziende estrattive e dei produttori di metalli di avviare progetti.

Fonte: Wood Mackenzie, Argus Media Group Ltd e LME, Margini al 10 marzo 2022

La prestazione storica non è un'indicazione della prestazione futura e qualsiasi investimento può perdere di valore.

I produttori di materie prime estratte sostengono che la loro capacità di avviamento dei progetti non sia necessariamente un aspetto della carenza di capitali d'investimento, bensì piuttosto dell'impossibilità di ottenere autorizzazioni e delle tempistiche con cui queste vengono rilasciate. Secondo altri, i prezzi e i rendimenti devono essere fondamentalmente sostenuti per generare investimenti. Entrambe le osservazioni sono fondate.

C'è anche un terzo punto di vista secondo cui i prezzi aumenteranno perché attualmente la crescita dell'offerta non è abbastanza rapida, determinando un "nuovo equilibrio" per i mercati perennemente sottoapprovvigionati. Anche questa argomentazione è plausibile con le perturbazioni degli sviluppi esistenti dovute all'inflazione e ai problemi della catena di fornitura.

La lunghezza di ogni recessione ha un'importanza critica; a questo proposito, le recessioni del passato forniscono una prospettiva utile su cosa possiamo aspettarci dai mercati delle materie prime. C'è ragione di prevedere che gli arretramenti dei prezzi per le commodity della transizione energetica avranno vita breve.

Le esperienze precedenti mostrano che la reazione dell'offerta nei periodi di recessione è tendenzialmente più elastica che non in quelli di espansione. In conclusione, è più facile ridurre l'offerta che aumentarla.

Contestualmente, se la domanda può scendere notevolmente, la ripresa può essere rapida, con un ritorno alla normalità entro un anno o due della domanda in termini assoluti. È significativo che la Cina, che rappresenta circa il 50%-60% della domanda complessiva della maggior parte delle materie prime, non preveda attualmente una recessione. Di conseguenza, i livelli assoluti della domanda potrebbero recuperare il terreno perduto entro un anno.

Quanto alle commodity della transizione energetica, la domanda continuerà probabilmente a salire a dispetto di un rallentamento economico. Molti governi hanno reagito alla guerra in Ucraina raddoppiando gli impegni relativi alla transizione energetica; in un contesto di prezzi più bassi e margini di profitto ridotti nel corso di un rallentamento, le decisioni in merito al finanziamento dei progetti diverranno più problematiche. In sintesi, non c'è una vera tregua dal problema costituito dall'andamento dell'offerta.

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