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“La rinascita del nucleare è in atto”: il messaggio di Yellow Cake a The Next Big Thing

Pubblicato il 24 settembre 2025

Mobeen Tahir
Mobeen Tahir

Director, Research

@MobeenTahirWT

Principali insegnamenti

Il mondo sta diventando sempre più assetato di energia, con centri dati che spuntano come mini città, ognuno con un consumo pari a quello di decine di migliaia di abitazioni. La sfida è chiara. Come possiamo fornire energia pulita, affidabile e abbondante? Il nucleare rappresenta una delle poche soluzioni in grado di soddisfare tutti questi requisiti.

Insieme a Chris Gannatti, Global Head of Research di WisdomTree, ho recentemente avuto il piacere di parlare con Andre Liebenberg, AD di Yellow Cake Plc, una società che offre agli investitori esposizione diretta all'uranio, ovvero il combustibile alla base del nucleare. Visto il crescente interesse per il nucleare come soluzione pulita, sicura e ad alta densità energetica, Andre ci ha offerto una prospettiva privilegiata sulle forze che stanno ridefinendo il mercato dell'uranio.

In questo post riportiamo alcuni dei messaggi chiave condivisi da Andre durante il nostro podcast. Per ascoltare l'episodio completo, clicca qui.

Perché WisdomTree ha parlato con Yellow Cake Plc

Yellow Cake è una delle partecipazioni del WisdomTree Uranium and Nuclear Energy UCITS ETF (NCLR), che offre esposizione all'intera catena del valore del nucleare, dalle società minerarie upstream ai detentori fisici di uranio, passando per le aziende midstream coinvolte nella conversione e nell’arricchimento, fino agli innovatori che lavorano ai reattori avanzati.

Yellow Cake occupa una posizione solida nel segmento upstream. A differenza delle società minerarie, non estrae uranio, ma detiene ossido di uranio fisico (U₃O₈) per conto degli investitori. Tale esposizione pura ai prezzi dell'uranio rende Yellow Cake un elemento chiave del relativo ecosistema e un ospite ideale per The Next Big Thing.

Cosa abbiamo imparato dalla conversazione

Qual è la storia di Andre Liebenberg?

Andre ha iniziato la sua carriera come ingegnere in Sudafrica, prima di passare all'investment banking e, successivamente, di entrare a far parte di BHP Billiton. Si è avvicinato per la prima volta all'uranio attraverso il progetto Olympic Dam di BHP, ovvero il più grande giacimento di uranio al mondo. Dopo aver lavorato nel private equity, ha contribuito a fondare Yellow Cake nel 2018, riuscendo a quotare la società in borsa con un'offerta pubblica iniziale di 200 milioni di dollari.

Di cosa si occupa esattamente Yellow Cake?

Yellow Cake detiene 21,7 milioni di libbre di ossido di uranio, per un valore di oltre 1,5 miliardi di dollari ai prezzi attuali. Senza debiti e con costi minimi, il suo modello di business è semplice: acquistare e detenere uranio a lungo termine, offrendo agli investitori un modo per monitorarne il prezzo attraverso le proprie azioni. Un contratto chiave con Kazatomprom, il produttore statale di uranio del Kazakistan, consente a Yellow Cake di acquistare fino a 100 milioni di dollari di uranio all'anno, al prezzo spot, fino al 2027.

Perché l'offerta è così limitata?

Andre ha spiegato che i prezzi attuali dell'uranio sono indice di un mercato in cui l'offerta non è in grado di rispondere rapidamente. Se anche gli stessi raddoppiassero domani, i prossimi sei mesi non vedrebbero alcuna nuova produzione. In media, per portare un progetto dalla fase di esplorazione a quella di produzione possono essere necessari 16 anni e, con una domanda che attualmente cresce del 4-6% all'anno, il deficit si sta ampliando.

Che ruolo gioca la riapertura delle miniere?

Diverse miniere chiuse hanno tentato di riprendere l'attività, ma molte hanno incontrato difficoltà. Kazatomprom ha recentemente rivisto al ribasso le previsioni di produzione, mentre Cameco le ha ridotte di 3-4 milioni di libbre per quest'anno, rispetto a una produzione totale del settore pari a 165 milioni di libbre. Tali contrattempi evidenziano quanto l'offerta rimanga fragile.

Quanto uranio detiene realmente Yellow Cake?

Le scorte di Yellow Cake rappresentano circa il 15% del fabbisogno annuale globale dei reattori, una quota significativa ma non dominante. Questo la rende un punto di riferimento importante nel mercato, pur continuando a riflettere il più ampio equilibrio tra domanda e offerta.

E la nuova domanda proveniente dai centri dati?

Andre ha osservato che la corsa all'intelligenza artificiale è anche una corsa all'energia. “Le macchine che integrano l'IA hanno bisogno di enormi quantità di energia”, ha affermato. Per gli hyperscaler come Microsoft, Meta e Amazon, l'elettricità è un input, non un output, e il nucleare, con la sua affidabilità e precisione, è sempre più spesso ritenuto la soluzione ideale.

I reattori modulari di piccole dimensioni (SMR) cambieranno le regole del gioco?

Andre ritiene che entro il 2050 gli SMR potrebbero rappresentare il 20% del parco globale di reattori. Soprattutto per i centri dati, la possibilità di collocare un reattore vicino al luogo in cui si svolgono le operazioni è molto interessante. I primi a vincere saranno probabilmente quelli che utilizzano combustibile convenzionale all'uranio (arricchimento del 3-5%), come i modelli di Rolls-Royce e GE Hitachi. L’implementazione su larga scala di reattori avanzati, che sfruttano combustibile a più alto dosaggio, richiederà più tempo a causa delle strozzature nel ciclo dello stesso.

Il riciclo è realistico?

Sebbene l'idea sia promettente, con aziende come Oklo che sottolineano che il 95% del potenziale energetico del combustibile viene sprecato al primo utilizzo, Andre si è mostrato cauto. Il riciclo è possibile in alcuni casi, ma non è ancora economicamente vantaggioso su larga scala. Arriverà, ha detto, ma non in modo significativo nel prossimo decennio.

E le scorie nucleari?

Andre ha sottolineato che le scorie nucleari sono un problema risolvibile. Tutte le scorie prodotte dal 1950 potrebbero essere contenute in pochi campi da calcio e le tecnologie di immagazzinamento, come il nuovo deposito sotterraneo della Finlandia, stanno facendo progressi. Ha aggiunto che il settore è sempre stato difensivo riguardo al proprio marchio, ma potrebbe trarre vantaggio dall'effetto alone derivante dal coinvolgimento delle grandi aziende tecnologiche.

L'uranio potrebbe essere sostituito dal torio o dalla fusione nucleare?

Andre ha descritto alternative quali il torio o la fusione nucleare come “il Santo Graal”, ma è improbabile che abbiano un impatto sul mercato nei 20 anni a venire. Nel prossimo futuro, l'uranio rimarrà il combustibile nucleare dominante.

Quali sono le realtà geopolitiche?

La Russia controlla circa il 45% della capacità di arricchimento globale, il che significa che i mercati occidentali continuano a dipendere dalla stessa nonostante le sanzioni. Gli Stati Uniti hanno imposto un divieto sul combustibile russo a partire dal 2028, ma lo sviluppo della capacità occidentale richiederà tempo. Come ha affermato Andre, l'Occidente è diventato “dipendente dal combustibile russo a basso costo” e la diversificazione dell'approvvigionamento sarà un processo lento.

Qual è il sentiment nel settore?

Quando Yellow Cake ha effettuato la sua offerta pubblica iniziale (IPO) nel 2018, il nucleare veniva appena menzionato dai media mainstream. Adesso, invece, appare ogni giorno nei titoli di giornale. Le conferenze per investitori e operatori del settore hanno visto i partecipanti passare da meno di 100 a oltre 1.200. “La tesi non incontra più alcuna opposizione o quasi”, ha affermato Andre. L’unica domanda che gli investitori pongono riguarda i tempi e i catalizzatori.

Conclusione

Yellow Cake offre una chiara panoramica sui cambiamenti strutturali che stanno plasmando il mercato dell'uranio: lunghi tempi di approvvigionamento, deficit in aumento, nuova domanda da parte di IA e centri dati e slancio politico a favore del nucleare. Per gli investitori, la questione non è se il nucleare abbia un ruolo, ma con quale rapidità il mondo potrà ampliarne l'utilizzo.

Informazioni sull’autore

Mobeen Tahir
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Director, Research

@MobeenTahirWT

Mobeen fa parte del team di ricerca di WisdomTree, nell’ambito del quale si occupa di una vasta gamma di asset class per offrire insight sia strategici che tattici ai nostri clienti sui mercati e i prodotti d’investimento a livello globale. Prima di entrare in WisdomTree, nel dicembre 2018, Mobeen ha lavorato presso Willis Towers Watson in qualità di consulente agli investimenti, offrendo assistenza ai clienti istituzionali, nonché occupandosi dell’attività sui fondi in-house in termini di asset allocation e costruzione dei portafogli. Il suo lavoro di ricerca riguardava soprattutto i prodotti smart beta sia azionari che multi-asset. Mobeen ha conseguito una Laurea in contabilità e gestione finanziaria presso la Loughborough University e un Master in contabilità e finanza presso la London School of Economics and Political Science. Ha inoltre conseguito la certificazione CFA.

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