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Perché la guerra in Ucraina ha posto sotto i riflettori la sicurezza informatica e la transizione energetica

Pubblicato il 13 aprile 2022

Mobeen Tahir
Mobeen Tahir

Director, Research

@MobeenTahirWT

La guerra in Ucraina ha dato impulso a due importanti megatrend: la crescente necessità di sicurezza informatica e la transizione verso l'energia verde.

Perché la cibersicurezza? Perché in questo momento?

Da quando è iniziato il conflitto, l'indicazione fornita alle aziende dalla Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) degli Stati Uniti è "shields up", ossia "state all'erta" (cfr. la figura seguente). Secondo la CISA, ogni organizzazione, grande o piccola, deve essere preparata ad affrontare incidenti informatici dirompenti, ora più che mai.

Figura 01: orientamenti della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency degli Stati Uniti per tutte le aziende

Source: US Cybersecurity & Infrastructure Security Agency (CISA), as of 31 March 2022.

Le agenzie di rating Moody's e Fitch han fatto eco a questi timori riguardanti l'aumento del rischio di attacchi informatici contro infrastrutture critiche di organizzazioni pubbliche e private. Il presidente Biden ha ripetutamente manifestato preoccupazione per l'incremento dei rischi informatici derivanti dal conflitto, esortando le imprese a verificare di aver messo in atto robuste barriere di protezione.

Più recentemente, il governo australiano è stato mobilitato in proposito e sta cercando di introdurre norme rigorose in materia di sicurezza informatica per rafforzare la difesa delle sue infrastrutture nell'ambito di 11 settori fondamentali comprendenti, tra gli altri, le reti di telecomunicazione, le aziende di servizi pubblici, i servizi finanziari, la difesa, la sanità, l'istruzione e la ricerca.

Ora, potrebbe sembrare che la guerra in Ucraina sia combattuta dai militari e che gli attacchi informatici non siano necessariamente aumentati, ma è proprio questo il punto. Carri armati e missili causano sofferenze umane inimmaginabili, come sta avvenendo esattamente adesso, mentre gli attacchi informatici hanno un carattere più nascosto: non li senti né li vedi arrivare, ma anch'essi hanno la potenzialità di causare danni enormi.

L'hackeraggio di infrastrutture critiche nazionali come reti di comunicazione o servizi di fornitura idrica ed elettrica possono paralizzare un paese. Per le imprese, il furto di dati dei clienti può provocare danni finanziari o alla reputazione irreparabili.

Dunque la sicurezza informatica è come una postazione di guardia necessaria per difendersi dagli intrusi, come la serratura della porta principale per tenere la propria casa al sicuro. A volte può essere difficile comprendere la sua importanza quando funziona, perché non succede nulla, ma quando non funziona le conseguenze possono essere catastrofiche.

In un mondo sempre più digitale, la difesa informatica è diventata un'esigenza ancora più importante e la guerra sta spronando sia le autorità che le imprese ad agire in tal senso.

Transizione energetica o sicurezza energetica?

La prima reazione al conflitto sul fronte delle politiche in materia di energia è arrivata dalla Germania quando quest'ultima ha annunciato l'intenzione di anticipare la sua transizione al 100% di energie rinnovabili entro il 2035, ossia 15 anni prima della data precedentemente prevista. Ora, per arrivare al 2035 mancano 13 anni, ma affinché un obiettivo tanto audace diventi realtà occorreranno investimenti considerevoli sia nella produzione di energia rinnovabile sia nello stoccaggio energetico.

Il Primo ministro britannico Boris Johnson ha annunciato a sua volta una serie di piani per quintuplicare la capacità produttiva di energia eolica in mare, affinché il 95% dell'energia elettrica del paese sia a bassa intensità di carbonio entro il 2030. Nel 2021 il comparto eolico ha garantito il 21,4% della produzione di elettricità nel Regno Unito, malgrado molte società energetiche lamentino il rischio che occorrano anni per ottenere le licenze e i permessi necessari, un rischio che il governo britannico è stato attualmente esortato ad affrontare.

Per quanto sembri che queste azioni strategiche siano state innescate dal conflitto in Ucraina e dal desiderio dell'Europa di ridurre la sua dipendenza energetica dalla Russia, si tratta fondamentalmente di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili; geopolitica a parte, questi sono comunque passi nella direzione giusta.

Tuttavia, per quanto l'energia eolica in mare venga presentata come una delle forme più promettenti di energia rinnovabile per via della sua scalabilità, nei prossimi anni si dovrà registrare una crescita esponenziale affinché il mondo raggiunga l'azzeramento delle emissioni nette entro il 2050 (cfr. la figura 02 sottostante). Ciò avrebbe implicazioni profonde per chi investe nella tecnologia delle batterie e nei metalli industriali, che costituiscono i fattori abilitanti della transizione energetica.

Fonte: Agenzia internazionale per l'energia (AIE), Wind power generation in the Net Zero Scenario [Produzione di energia eolica nello scenario a zero emissioni nette], 2000-2030, AIE, Parigi https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/wind-power-generation-in-the-net-zero-scenario-2000-2030.

Le previsioni non sono indicative dei risultati futuri e qualsiasi investimento è soggetto a rischi e incertezze.

E le condizioni attuali del mercato?

Naturalmente gli investitori sono delusi quando le strategie allineate a questi megatrend registrano una flessione nei periodi di ribasso del mercato; è utile ricordare che strategie di crescita così ambiziose non sono immuni ai cali di mercato, anche se questi ultimi sono causati da pandemie, dalla situazione geopolitica o da una stretta monetaria. Tuttavia, venti contrari come questi non possono pregiudicare l'andamento del megatrend e, col tempo, i vantaggi dell'adozione di un approccio tematico agli investimenti dovrebbero rivelarsi nella loro evidenza.

La guerra in Ucraina ha causato un arretramento dei mercati, ma ha messo in moto questi megatrend sottostanti; recentemente abbiamo individuato in questo fenomeno uno dei quattro cambiamenti fondamentali provocati dal conflitto nel panorama degli investimenti.

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Informazioni sull’autore

Mobeen Tahir
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Mobeen fa parte del team di ricerca di WisdomTree, nell’ambito del quale si occupa di una vasta gamma di asset class per offrire insight sia strategici che tattici ai nostri clienti sui mercati e i prodotti d’investimento a livello globale. Prima di entrare in WisdomTree, nel dicembre 2018, Mobeen ha lavorato presso Willis Towers Watson in qualità di consulente agli investimenti, offrendo assistenza ai clienti istituzionali, nonché occupandosi dell’attività sui fondi in-house in termini di asset allocation e costruzione dei portafogli. Il suo lavoro di ricerca riguardava soprattutto i prodotti smart beta sia azionari che multi-asset. Mobeen ha conseguito una Laurea in contabilità e gestione finanziaria presso la Loughborough University e un Master in contabilità e finanza presso la London School of Economics and Political Science. Ha inoltre conseguito la certificazione CFA.

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