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La politica reinventata: la rivalità tra Abe e Koike porterà a delle riforme sul versante dell’offerta

Pubblicato il 17 ottobre 2017

Le prossime elezioni in Giappone inaugureranno una nuova era di concorrenza e responsabilità politica. La riforma strutturale in generale, e la riforma sul fronte dell’offerta in particolaresubiranno un’accelerazione se, come sospettiamo, Koike si ritroverà contemporaneamente sia al potere che all’opposizione. L’evento mai accadutofinora potrebbe verificarsiin quanto Koike, continuando a ricoprire l’attuale incarico di Governatore di Tokyo, sarà anche all’opposizione come leader del secondo partito in Parlamento (stando ai sondaggi). Considerato che il Governatore Koike ha una storia consolidata come politico a favore della crescita e delle imprese e che Tokyo è la regione economicamente più importante (rappresenta poco più di un terzo del PIL), il governo post-elettorale sarà subito attaccato di ostruzionismo alla crescita locale e di mancato supporto alle riforme strutturali. A mio avviso, quest’ imminente tensione tra la regolamentazione e le normative nazionali contro gli “spiriti animali” e le ambizioni locali rappresenterà la dinamica di maggiore interesse della politica giapponese.

Resta da vedere, ovviamente, quali forme assumerà tale dinamica. Il rapporto di poteri in Parlamento svolgerà un ruolo importante. Più ilPLD sarà debole e più si intensificheranno le ambizioni di riforma sul versante dell’offerta. Da notare che, in Parlamento, il leader del partito del Governatore Koike sarà probabilmente Seiji Maehara, l’ex leader del Partito democratico che vanta un curriculum impeccabile in termini d’impegno sul fronte della deregolamentazione. Infatti, in qualità di Ministro dei trasporti durante la prima legislatura del Partito democratico, è stato proprio Maehara ad aprire l’aeroporto Haneda di Tokyo ai voli internazionali realizzando in un paio di settimane quanto non era riuscito ai leader delPLD in decenni, a causa di interessi personali sull’aeroporto di Narita. Probabilmente l’apertura di Haneda ha sancito l’inizio della reintegrazione del Giappone con il resto dell’Asia e del mondo, con enormi vantaggi economici. Il fatto che sia Koike che Maehara abbiano insistito per estromettere dalla fusione del partito politici di vecchio stampo e socialisti non dichiarati, a mio avviso, depone a favore della priorità che la riforma dell’offerta avrà nell’agenda della nuova opposizione.

Aumento delle imposte ed energia nucleare

Siamo consci che, in generale, sulle prossime elezioni circola un’immagine più conservatrice. I media si sforzano di trarre conforto da temi familiari: Abe è favorevole all’aumento dell’IVA e al nucleare, mentre Koike è contraria a entrambi. A mio parere, tali differenze sono indicative più del carattere personale che della convinzione politica. Abe viene presentato come un leader che è passato dallo sfidare la potente tecnocrazia – aveva rinviato il precedente rialzo delle imposte- ad essere considerato un “insider” di vecchio stampo del PLD, mentre Koike ha ora assunto quello che era il suo vecchio ruolo di oppositore e “outsider”.

Anche se non c’è niente di sbagliato in quest’ immagine, riteniamo che prendere troppo alla lettera i programmi politici sarebbe un errore. Dopotutto, la decisione sul rialzo dell’IVA sarà presa solo nel dicembre del 2018, vale a dire che c’è ancora parecchio tempo per dimenticarsene e/o riconsiderare la questione. Non a caso il portavoce capo di Gabinetto di Abe ha lasciato intendere che ci sarà spazio per la flessibilità (“a seconda delle condizioni economiche del momento…”). Nel frattempo, il programma anti-nucleare di Koike è altrettanto pragmatico: l’uscita dal nucleare è prevista per il lontano 2030. Ciò detto, attualmente il Giappone ha appena iniziato a riutilizzare il nucleare dopo Fukushima: sono stati ripristinati cinque reattori mentre 43 restano inattivi. L’energia nucleare rappresenta meno del 2% di tutta l’offerta energetica. Non si tratta quindi di una questione fondamentale.

La dominanza fiscale vince sul Governatore della BoJ

Analogamente, non riteniamo esista una connessione tra il risultato elettorale e la politica monetaria. Ciò, a mio avviso, poiché Abe e Koike condividono lo stesso profondo pragmatismo in materia macro-economica: la politica monetaria e la politica fiscale in Giappone sono di fatto considerate un tutt’uno. La “dominanza fiscale” ha funzionato bene. La maggior parte dei consulenti non ritiene esista alcun motivo impellente per tornare ai precedenti modelli di politica monetaria che insistevano sull’indipendenza della banca centrale. Semmai, i politici giapponesi si fregiano del fatto che la “nuova politica monetaria” stia aprendo la strada a un nuovo standard (basti pensare al “Team Abe” che non si fa scrupoli a posticipare gli obiettivi del bilancio primario; oppure all’ultima votazione del consiglio della BoJ, durante la quale l’unico membro in disaccordo aveva richiesto MAGGIORE allentamento monetario…).

A mio avviso, la principale minaccia alla rinomina del Governatore Kuroda sarebbe una decisa opposizione da Washington in generale, ed in particolare da parte del prossimo presidente della Fed. Ma A questo punto, ci pare un ostacolo improbabile.

Ciò detto, riteniamo che le prossime elezioni rappresenteranno un momento critico per le decisioni di politica in Giappone. Mentre la politica monetaria macro resta ferma – la dominanza fiscale e il controllo della curva dei rendimenti a zero della BoJ- un’agenda veramente pro-crescita, pro-deregolamentazione e pro-imprese sul versante dell’offerta è destinata ad emergere mentre il monopolio di Shinzo Abe e dei suoi sostenitori viene messo in discussione e ritenuto responsabile di una azione più decisiva. La nuova forza è unpotere, mai visto prima: un’ampia opposizione parlamentare unita e trainata dal potente Governatore di Tokyo, fulcro economico del Giappone, centro finanziario globale e vetrina sul mondo.

Una coalizione “Japan first”?

Ora che i candidati sono noti, ci aspettiamo ancora che la coalizione delPLD ritorni con una maggioranza stabile di circa 240-260 su 465 seggi, mentre il Partito della Speranza di Koike dovrebbe diventare il maggior partito all’opposizione con 120-180 seggi. Degno di nota è che il Governatore Koike abbia già aperto la porta a una possibile coalizione conil PLD. Dopo tutto, Koike, Maehara e Abe hanno in comune una forte ideologia patriottica che, a mio avviso, risale al grido di battaglia delle élites dell’era Meiji che hanno modernizzato il Giappone: “Fukoku Kyohei”: Paese ricco, esercito forte. Più l’attuale partner di coalizione del PLD, Komeito, perderà terreno e maggiori saranno le possibilità di una nuova coalizione “Japan first” tra il PLD di Abe e il Partito della Speranza di Koike. A mio avviso, questo scenario diventerà più probabile dopo le prossime elezioni nazionali, le elezioni della Camera alta del Parlamento a metà del 2019.

Per ora a mio avviso, la competizione tra Abe e Koike – vale a dire tra l’establishment del governo centrale e i “sovvertitori” locali di Tokyo- accelererà la riforma sul versante dell’offerta.

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