
Il Giappone nel 2020: sorprese all'orizzonte?
Pubblicato il 13 gennaio 2020
L'economia giapponese ha bisogno di un motore più potente per affrancarsi davvero dagli alti e bassi del ciclo economico mondiale, della domanda interna in generale e della spesa per consumi in particolare. Dopo decenni di contenimento delle retribuzioni, durante i quali i sindacati hanno preferito la stabilità dell’occupazione a lungo termine agli aumenti salariali a breve termine, il mercato del lavoro si è irrigidito e la "guerra dei talenti" dovrebbe iniziare a favorire un aumento dei salari. Quanto maggiori sono gli aumenti salariali ottenuti durante lo "shunto", più alte saranno le possibilità di sorprese positive per la crescita nel 2020; contestualmente, sarà bene tenere d'occhio altre aziende che, sulla scia della Toyota, introducono una vera e propria compensazione retributiva in funzione dei risultati. In Giappone stanno prendendo forma entrambi gli sviluppi. Possiamo essere certi che un aumento della base retributiva integrato da un bonus per i risultati corrisponderà a un boom dei consumi.
3)Il primo ministro Abe si reca a Pyongyang e spiana la strada a un progetto di aggiornamento infrastrutturale per la Corea del Nord, a guida giapponese, del valore di mille miliardi di dollari
Per un esperto in materia di sicurezza e difesa la Corea del Nord rimane un ginepraio, ma per un economista la Corea del Nord e il Giappone rappresentano un connubio perfetto: ampia disponibilità di risorse naturali e manodopera da un parte, capitali e tecnologia in abbondanza dall’altra. Il primo ministro Abe è un abile promotore di progetti infrastrutturali a guida giapponese. Coinvolgere la Corea del Nord in modo costruttivo nella diplomazia economica non migliorerebbe solo le performance economiche del Giappone, ma potrebbe creare per Abe Shinzo un retaggio degno di un premio Nobel per la pace. Potrà sembrarvi improbabile, ma lo è quanto una soluzione pacifica senza il ricorso a un maggior impegno economico, e presumibilmente prima o poi accadrà.
4)La Banca della US Federal Reserve importa il modello operativo della Banca del Giappone (BoJ) e fissa al 2,5% il rendimento dei titoli USA decennali.
Ponendo che Trump realizzi il suo desiderio e che l'economia statunitense cresca del 3,5-4% prima delle elezioni presidenziali del novembre 2020, i rendimenti delle obbligazioni USA decennali dovrebbero aumentare, possibilmente fino al 5% se non di più. Dopotutto, una crescita reale del PIL del 3,5% implica una crescita nominale del 5-5,5% circa e, storicamente, non si è quasi mai verificato che i rendimenti obbligazionari rimanessero al di sotto del tasso di crescita nominale del PIL. Quel che conta è che un aumento dei rendimenti determinerebbe un incremento delle spinte ribassiste per le attività statunitensi più rischiose in generale, le azioni, il settore immobiliare e il credito USA. Per prevenire tutto ciò, il presidente in carica potrebbe non resistere alla tentazione di obbligare la Federal Reserve a importare il modello operativo della Banca del Giappone, ovvero fissare i bond lunghi USA su livelli di rendimento confacenti, ossia il 2,5%, e lasciare che l'economia metta il turbo in vista del prossimo ciclo elettorale.
5)La Banca del Giappone offre ai risparmiatori giapponesi uno scambio su vasta scala, vendendo loro le sue partecipazioni azionarie in exchange traded fund (ETF)
La BoJ possiede quasi l'8% [2] del mercato azionario giapponese, acquisito in gran parte attraverso il suo programma di acquisto di ETF. Benché giustificabile come misura di emergenza per aiutare a superare la deflazione, la nazionalizzazione de facto del capitale azionario da parte della banca centrale è diventata controproducente per molte ragioni. La principale è che nessuno riesce a immaginare un’uscita ordinata: se poi la BoJ iniziasse a vendere, il mercato sarebbe destinato a crollare? Chi sarebbe disposto, in tal caso, ad acquistare i titoli in eccesso venduti dalla BoJ e impedire un probabile crac? La risposta è una sola: i risparmiatori giapponesi, in particolare la generazione più anziana (gli ultra sessantacinquenni possiedono più del 70%%[3] delle attività finanziarie nette del Giappone). Per convincere un risparmiatore anziano a passare dai depositi bancari agli ETF sarà necessario un reale incentivo, come gli sgravi sull’imposta di successione. Se la BoJ e il Ministero delle Finanze riescono a cooperare ed escogitare un sistema in cui chi acquista ETF direttamente dalla BoJ beneficerà dell’esenzione dall’imposta di successione per tali investimenti, secondo me la banca centrale potrebbe ripulire il suo bilancio entro un breve periodo di tempo. Il risultato finale sarebbe la riprivatizzazione delle azioni giapponesi, un azionariato più sano e un miglior profilo di rischio-rendimento per i bilanci delle famiglie.
Nonostante l'utilizzo della prima persona plurale, le opinioni espresse in questo articolo sono quelle di Jesper Koll e non rispecchiano necessariamente quelle di WisdomTree Europe.
[2] Banca del Giappone, Relazione del 3° trimestre 2019 sul flusso di fondi.
[3] Banca del Giappone, Relazione del 3° trimestre 2019 sul flusso di fondi.
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