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Investimento multifattoriale: diversificare sistematicamente l’esposizione tra tutti i fattori

Pubblicato il 7 novembre 2018

Christopher Gannatti, CFA
Christopher Gannatti, CFA

Global Head of Research

Sono in corso importanti ricerche sul modo più efficace di investire nei fattori, che, in parole povere, sono caratteristiche delle azioni che possono essere associate con rendimenti più elevati. Come discusso nel nostro post precedente, intitolato “I fattori che guidano la performance”, gli accademici sono concordi in merito a cinque fattori principali: value, quality, size, momentum e bassa volatilità.

Vi sono molti modi per assumere un’esposizione ai singoli fattori, ad esempio investendo in Exchange Traded Fund (ETF), ma via via che l’esistenza e i vantaggi offerti dai fattori sono sempre più accettati, le strategie multifattoriali rappresentano la prossima tappa obbligata. A nostro avviso, il vantaggio delle strategie multifattoriali è che nessun singolo fattore continua a sovraperformare tutti i mercati in ogni momento. Dal momento che di volta in volta fattori diversi acquistano e perdono il favore del mercato, mantenere un’esposizione multifattoriale potrebbe attenuare il rischio associato al tentativo di calcolare i tempi dei fattori, scegliendo quello peggiore nel momento meno opportuno.

La diversificazione multifattoriale può contribuire a ridurre il rischio e il rammarico

Fattori diversi registrano buone performance in momenti differenti. Come dimostra il grafico che segue, nessuno dei fattori ha sovraperformato in ogni anno solare. Essendo praticamente impossibile prevedere sistematicamente quali fattori registreranno i migliori (o i peggiori) risultati, riteniamo che un approccio multifattoriale sia una scelta razionale.

Figura 1: I rendimenti per anno solare mostrano gli alti e bassi delle performance dei singoli fattori

Fonti: Bloomberg, Factset, MSCI. Il periodo va dal 31 dicembre 1997 al 30 settembre 2018. Non è possibile investire direttamente in un indice.

Le strategie fattoriali MSCI rappresentano indici sottostanti e comprendono rendimenti simulati tramite test retrospettivi. Value: MSCI USA Enhanced Value Index, che ha iniziato i calcoli effettivi in data 12 dicembre 2014. Minimum Volatility: MSCI USA Minimum Volatility Index, che ha iniziato i calcoli effettivi il 2 giugno 2008. Momentum: MSCI USA Momentum Index, che ha iniziato i calcoli effettivi il 15 febbraio 2013. Size: MSCI USA Risk-Weighted Index, che ha iniziato i calcoli effettivi il 28 giugno 2011. Quality: MSCI USA Quality Index, che ha iniziato i calcoli effettivi il 18 dicembre 2012. I rendimenti sono calcolati al netto delle ritenute d’imposta. I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri e il valore di qualsiasi investimento può subire variazioni negative.

Un nuovo tipo di gestione attiva?

Gli approcci attivi e multifattoriali mediante ETF abbondano, ma non sono tutti uguali. A nostro avviso, quando li si analizza, è importante considerare i seguenti aspetti:

  • Quali fattori vengono utilizzati? Anche se i fattori ampiamente accettati sono size, value, momentum, quality e bassa volatilità, non tutte le strategie multifattoriali li seguono con le stesse proporzioni. Assicurarsi di quali fattori sono considerati potrebbe essere un passaggio importante del processo di due diligence.
  • In che modo vengono bilanciati i fattori? Alcune strategie possono prendere indici esistenti basati su singoli fattori e combinarli tra loro. Altre possono passare al vaglio ciascun titolo in base a una gamma di fattori, calibrandone l’inclusione nell’indice in base alla performance a tutto tondo o in relazione all’andamento di un singolo fattore. Anche le frequenze di ribilanciamento degli indici sono un aspetto importante da considerare.
  • Quanti titoli? Alcune strategie sono assai selettive, il che si traduce in un numero di componenti piuttosto ridotto. Altre tendono ad assumere esposizioni più ampie, con un numero maggiore di titoli. Il numero di azioni è importante: quando diminuisce, l’approccio diventa più selettivo, quindi attribuisce un rischio maggiore a ciascuna posizione azionaria, oltre a creare più fonti di differenziazione rispetto ai benchmark ponderati per la capitalizzazione di mercato. Sono proprio queste fonti di differenziazione a generare il potenziale di tracking error.

Dal momento che fattori diversi registrano buone performance in momenti differenti, riteniamo che un approccio multifattoriale attentamente ponderato possa contribuire a sostenere la performance del portafoglio in quasi tutti i contesti di mercato.

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Informazioni sull’autore

Christopher Gannatti, CFA
Christopher Gannatti, CFA

Global Head of Research

Christopher Gannatti dirige il team di ricerca globale di WisdomTree, apportando una vasta esperienza all'azienda. Da quando si è unito a WisdomTree a dicembre del 2010, ha scalato i ranghi prima di prendere il timone nel 2021. Con un mandato globale, Chris svolge un ruolo fondamentale nella definizione delle iniziative di WisdomTree negli Stati Uniti e in Europa. La sua esperienza si concentra sui temi azionari e tecnologici, con particolare attenzione allo storytelling e agli approfondimenti strategici. Lavora negli Stati Uniti, a stretto contatto con il Global CIO, Jeremy Schwartz. Prima di unirsi a WisdomTree, Chris lavorava presso Lord Abbett in qualità di consulente regionale, collaborando con i consulenti finanziari del Midwest. Si è laureato in Economia presso la Colgate University e ha conseguito un MBA presso la NYU Stern School of Business, con specializzazione in Finanza quantitativa, contabilità ed economia. Possiede inoltre la certificazione CFA. Vero e proprio visionario, Chris è riconosciuto per la sua thought leadership e per la capacità di comunicare in modo efficace strategie complesse.

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