
Allerta controcorrente: Gli esportatori europei e l’escalation delle minacce di guerra commerciale
Pubblicato il 7 agosto 2018
Global Head of Research
Il tentativo di interpretare il futuro sta diventando una componente sempre più importante del dibattito sugli investimenti nel 2018. Un filone piuttosto popolare di discussione riguarda la cosiddetta “guerra commerciale”, che a questo punto riflette una retorica che gli investitori non USA stanno cercando di digerire.
Si tratta di una tattica di negoziazione? Stiamo muovendoci verso un mondo nel quale il “libero commercio” è un concetto appartenente al passato? Prevedere il futuro sta diventando sempre più difficile.
Principio centrale: i movimenti valutari incidono sul rendimento delle azioni
In momenti come quello attuale, in cui interviene un elemento politico che può rivelarsi piuttosto difficile da analizzare, riteniamo sia utile tornare ai principi di base che sappiamo essere veri. Uno di questi è che nei mercati di tutto il mondo le multinazionali large cap vedono aumentare gli utili quando la loro valuta si indebolisce a livello globale.
Un esempio lampante di questo si è verificato nel 2017 negli USA, quando l’S&P 500 guadagnò oltre il 20% nell’anno. Questi utili sostenuti furono dovuti soprattutto alla diffusa debolezza del dollaro.
Il parere di consenso dei mercati diventa “dollaro forte”
Al momento in cui scriviamo queste righe, stiamo passando al secondo semestre del 2018. Ogni giorno che passava a giugno 2018 sembrava crescere il consenso su un rafforzamento del dollaro USA. Durante il secondo trimestre del 2018, il dollaro si è in effetti rafforzato rispetto a tutte le valute del G10.
Figura 1: Il dollaro USA vs. valute del G10 nel secondo trimestre del 2018 indicava una forza notevole.
Fonte: Bloomberg. Il periodo va dal 31 marzo 2018 al 30 giugno 2018.
Non è possibile investire direttamente in un indice. I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri e il valore di qualsiasi investimento può subire variazioni negative.
L’Euro è entrato in un periodo di netta debolezza rispetto al dollaro USA
A questo punto, volgiamo lo sguardo sull’Euro. Guardando agli ultimi dieci anni, l’Euro ha seguito un trend di generale deprezzamento. Naturalmente i trend possono essere misurati in diversi modi, e in Wisdom Tree tendiamo ad utilizzare la misura delle medie mobili a 10 giorni vs medie mobili a 240 giorni.
- Se la media mobile a 10 giorni è superiore a quella a 240 giorni, indichiamo la presenza di un trend di apprezzamento per l’Euro
- Se la media mobile a 10 giorni è inferiore a quella a 240 giorni, indichiamo la presenza di un trend di deprezzamento per l’Euro
Le valute hanno un comportamento tendenziale e lo manifestano, il che è utile per collocare le cose nel contesto corrente e valutare quali catalizzatori potrebbero subentrare e modificare i trend nel futuro.
Figura 2: L’Euro ha recentemente iniziato un trend di deprezzamento contro il dollaro USA
Fonte: Bloomberg. Il periodo va dal 31 dicembre 2007 al 30 giugno 2018.
Non è possibile investire direttamente in un indice. I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri e il valore di qualsiasi investimento può subire variazioni negative.
Misurare la reazione delle azioni nell’Eurozona
In questo periodo, ogni giorno arriva una nuova serie di tweet dell’amministrazione presidenziale USA. In questi tweet potrebbero esservi allusioni o indicazioni di potenziali politiche future, sicuramente anche relative ai dazi. Dobbiamo riconoscere che gli USA sono la più grande economia del mondo e rappresentano anche il maggior mercato di beni di consumo in termini di valore, anche se la Cina e l’India lo superano in termini di numero di consumatori. L’adozione di pesanti dazi USA sulle esportazioni europee verso gli Stati Uniti - sebbene non ancora implementata - rappresenterebbe un grave problema per le multinazionali europee.
Osservando i dati, ci saremmo aspettati che l’indice WisdomTree Europe Hedged Equity, che prevede che ogni società compresa derivi oltre il 50% del fatturato da regioni diverse dall’Europa, avrebbe attraversato uno scenario piuttosto difficile.
Sorprendentemente questo non è accaduto.
Figure 3 e 4; performance delle azioni dell’Eurozona nella prima metà del 2018 (alto) e nel secondo trimestre del 2018 (basso)
Fonte: Bloomberg. Il dato in alto va dal 31 dicembre 2017 al 30 giugno 2018. Il dato in basso va dal 31 marzo 2018 al 30 giugno 2018.
Non è possibile investire direttamente in un indice. I risultati passati non sono indicativi di quelli futuri e il valore di qualsiasi investimento può subire variazioni negative.
Il 2018 è iniziato con un tono molto diverso dal 2017, che è stato un anno veramente positivo per gli attivi tipicamente rischiosi. I benchmark, misurati dagli indici MSCI EMU ed Euro STOXX 50 hanno perso leggermente terreno. L’indice WisdomTree Europe Hedged Equity ha guadagnato l’1,51% poiché l’Euro si è deprezzato del 2,67% rispetto al dollaro USA.
- Il secondo trimestre ha fatto registrare un andamento nettamente positivo per le azioni dell’eurozona, poiché l’Euro si è svalutato del 5,19% rispetto al Dollaro statunitense. In questo periodo anche l’indice WisdomTree Europe Hedged Equity ha superato gli indici di riferimento ponderati per la capitalizzazione di mercato mostrati qui.
Conclusioni: siamo consapevolie della debolezza dell’euro ma non dei dazi
È senz’altro vero che la situazione dei dazi rappresenta un rischio che potrebbe peggiorare prima di migliorare, ma ad oggi non conosciamo tutti i dettagli relativi a ciò che potrebbe comportare (o non comportare). Sappiamo invece che l’Euro ha iniziato un trend di deprezzamento, in netto contrasto con il periodo di forza del 2017. Questo storicamente favorisce le multinazionali large cap ed è esattamente ciò che abbiamo osservato di recente nei mercati azionari dell’Eurozona.
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Christopher Gannatti dirige il team di ricerca globale di WisdomTree, apportando una vasta esperienza all'azienda. Da quando si è unito a WisdomTree a dicembre del 2010, ha scalato i ranghi prima di prendere il timone nel 2021. Con un mandato globale, Chris svolge un ruolo fondamentale nella definizione delle iniziative di WisdomTree negli Stati Uniti e in Europa. La sua esperienza si concentra sui temi azionari e tecnologici, con particolare attenzione allo storytelling e agli approfondimenti strategici. Lavora negli Stati Uniti, a stretto contatto con il Global CIO, Jeremy Schwartz. Prima di unirsi a WisdomTree, Chris lavorava presso Lord Abbett in qualità di consulente regionale, collaborando con i consulenti finanziari del Midwest. Si è laureato in Economia presso la Colgate University e ha conseguito un MBA presso la NYU Stern School of Business, con specializzazione in Finanza quantitativa, contabilità ed economia. Possiede inoltre la certificazione CFA. Vero e proprio visionario, Chris è riconosciuto per la sua thought leadership e per la capacità di comunicare in modo efficace strategie complesse.

