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Decarbonizzazione: come servirsi dell’emergenza per creare opportunità di intervento

Pubblicato il 20 aprile 2022

Christopher Gannatti, CFA
Christopher Gannatti, CFA

Global Head of Research

Nel novembre 2021 le Nazioni Unite hanno organizzato un vertice mondiale sul clima a Glasgow, noto come COP26. All'apertura della conferenza il segretario generale delle Nazioni Unite (ONU), Antonio Guterres, ha affermato che la massima priorità deve essere quella di limitare l’aumento delle temperature globali a non più di 1,5 °C al di sopra dei livelli preindustriali. Va osservato che il mondo si è già riscaldato all'incirca di 1,1 °C sopra tali livelli e, pertanto, mancherebbero solo 0,4 °C allo sforamento del limite1.

C’è una tensione fondamentale tra 1) la distribuzione delle popolazione globale, 2) la distribuzione delle emissioni precedenti e 3) l'accelerazione generale nella transizione verso combustibili più puliti. I paesi più ricchi, come gli Stati Uniti, il Canada, il Giappone e gran parte dell’Europa occidentale, rappresentano al giorno d’oggi il 12% circa della popolazione mondiale, ma sono responsabili del 50% di tutte le emissioni di gas a effetto serra rilasciate da combustibili fossili e dall’industria nel corso degli ultimi 170 anni2.

Anche se la situazione è lungi dall'essere perfetta, è possibile osservare varie azioni intraprese in ambiti come i seguenti:

  • estrazione del carbonio direttamente dall’aria;
  • dichiarazioni di paesi in materia di azioni future;
  • impegno per una maggiore trasparenza degli interventi che riguardano le emissioni;
  • una particolare attenzione per i miglioramenti costanti nello stoccaggio energetico.

Che cos’è una “fabbrica per l’assorbimento del carbonio”3?


Nel settembre 2021 Climeworks ha avviato il funzionamento del suo impianto Orca, il più grande al mondo che sia stato progettato per assorbire l’anidride carbonica dall’aria. L’impianto si trova non lontano da Reykjavik (Islanda) e può catturare 4.000 tonnellate di biossido di carbonio (CO2) all’anno.

L’aria viene aspirata attraverso un filtro in cui i materiali si legano a molecole di CO2. Carbfix, partner di Climeworks, mescola quindi il biossido di carbonio con acqua che può essere pompata sottoterra; infine, per mezzo di una reazione con rocce basaltiche, la CO2 viene trasformata in pietra. L'intero sistema è alimentato da una centrale geotermica vicina, implicando un processo completamente privo di carbonio per il consumo di elettricità.

4.000 tonnellate all’anno rappresentano più una prova di concetto che non un impatto significativo, trattandosi di una quantità uguale alle emissioni di circa 900 automobili; è in progetto la realizzazione di impianti che potrebbero assorbire fino a 1 milione di tonnellate ogni anno.

Che cosa stanno proponendo i paesi4?

Durante il vertice COP26, Cina e Stati Uniti hanno annunciato un accordo congiunto per ridurre le emissioni tra il 2022 e il 2030; un altro fatto degno di nota è che la Cina abbia accettato di ridurre gradualmente la combustione del carbone a partire dal 2026. Come avviene spesso in occasione di questi accordi e annunci, i dettagli specifici in merito sono scarsi.

Più di 100 paesi hanno convenuto di ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030.

L’India si è aggiunta ai paesi che si sono impegnati a conseguire entro il 2070 l'azzeramento delle emissioni nette e cercherà di ricavare più della metà della sua energia da fonti rinnovabili entro il 2030.

In che modo le aziende possono rendersi meglio conto di quale sia la loro impronta di carbonio5?

Watershed Technology Inc. vende un software che permette alle aziende di quantificare più facilmente il loro impatto ambientale e nel marzo 2022 ha raggiunto una valutazione pari a 1 miliardo di dollari. Nel corso del 2021 il mercato globale del software per la contabilizzazione del carbonio ha attirato un volume di investimenti in venture capital che ammonta a 356 milioni di dollari. Nei primi 3 mesi del 2022 il dato corrispondente ha già raggiunto 71,5 milioni di dollari, benché ne siano stati raccolti 70 da Watershed a febbraio.

Le autorità di regolamentazione stanno prevedendo ulteriori obblighi di informazione in merito alle emissioni di carbonio; alcune proposte sono al vaglio della Securities and Exchange Commission (SEC), mentre in Giappone oltre 1.800 aziende quotate alla Borsa di Tokyo dovranno presto divulgare informazioni sul clima o spiegare perché non le divulgano.

Tutti questi provvedimenti vengono incontro al desiderio degli investitori di vedere le aziende tener fede ai propri diversi impegni in materia di clima.

Che cosa permetterà l'adozione diffusa dell’energia eolica e solare6?

L’energia eolica e quella solare sono spesso citate tra le fonti interessanti di energia rinnovabile. Sono entrambe intermittenti, nel senso che il sole non splende costantemente e il vento non soffia di continuo; a valle, però, la gente vuole l’energia a prescindere dalle condizioni meteorologiche.

Nuovi tipi di batterie al ferro potrebbero offrire una soluzione all'esigenza di immagazzinare energia a prezzi convenienti per ore o addirittura per giorni. L’azienda, Energy Storage System (ESS), gestisce progetti a livello di reti dal 2021 e dispone di batterie che possono immagazzinare energia da 4 a 12 ore. Un’altra società, Form Energy, dispone di batterie che possono immagazzinare energia fino a 100 ore.

L’utilizzo del ferro è importante poiché può permettere di realizzare soluzioni meno costose rispetto agli ioni di litio o al flusso al vanadio. Form Energy ha affermato che le sue batterie potrebbero costare solo 20 dollari/kWh, un dato inferiore alle proiezioni più ottimistiche per le batterie agli ioni di litio nei prossimi decenni.

Conclusioni: la decarbonizzazione richiede l’interazione di molte attività distinte

Questo articolo è solo una breve sintesi della situazione ad alto livello ed è già chiaro che il concetto di “decarbonizzazione” richiederà sforzi nell’ambito di tanti settori diversi. Oggi paesi e aziende stanno cercando di mettere in risalto i pregi che comporta l'attenzione per il clima. Alcune start-up si stanno attivando rapidamente per responsabilizzare diversi operatori e misurare più accuratamente gli impatti climatici, altre stanno esplorando la fattibilità e la possibilità di assorbire semplicemente il carbonio dall’aria; infine, molti sforzi si basano sull'efficacia di un migliore stoccaggio energetico, poiché senza quest’ultimo il menù delle opzioni possibili sarebbe considerevolmente più modesto. Una cosa è certa: sarà importante seguire i progressi di questo megatrend nei decenni a venire.

1 “6 takeaways from the U.N. climate conference.” The New York Times. 13 novembre 2021.

2 “6 takeaways from the U.N. climate conference.” The New York Times. 13 novembre 2021.

3 “Carbon Removal Factory.” MIT Technology Review. Volume 125, numero 2, marzo/aprile 2022.

4 “6 takeaways from the U.N. climate conference.” The New York Times. 13 novembre 2021.

5 Eaglesham, Jean. “Startups Rush to Count Company Carbon Emissions.” Wall Street Journal. 18 marzo 2022.

6 Crownhart, Casey. “Long-lasting grid batteries.” MIT Technology Review. Volume 125, numero 2, marzo/aprile 2022.

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Informazioni sull’autore

Christopher Gannatti, CFA
Christopher Gannatti, CFA

Global Head of Research

Christopher Gannatti dirige il team di ricerca globale di WisdomTree, apportando una vasta esperienza all'azienda. Da quando si è unito a WisdomTree a dicembre del 2010, ha scalato i ranghi prima di prendere il timone nel 2021. Con un mandato globale, Chris svolge un ruolo fondamentale nella definizione delle iniziative di WisdomTree negli Stati Uniti e in Europa. La sua esperienza si concentra sui temi azionari e tecnologici, con particolare attenzione allo storytelling e agli approfondimenti strategici. Lavora negli Stati Uniti, a stretto contatto con il Global CIO, Jeremy Schwartz. Prima di unirsi a WisdomTree, Chris lavorava presso Lord Abbett in qualità di consulente regionale, collaborando con i consulenti finanziari del Midwest. Si è laureato in Economia presso la Colgate University e ha conseguito un MBA presso la NYU Stern School of Business, con specializzazione in Finanza quantitativa, contabilità ed economia. Possiede inoltre la certificazione CFA. Vero e proprio visionario, Chris è riconosciuto per la sua thought leadership e per la capacità di comunicare in modo efficace strategie complesse.

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